Terapia online a norma: privacy, consenso e strumenti per psicologi

Terapia online a norma: privacy, consenso e strumenti per psicologi

Team GestAI
05/06/2026
5 min

Una premessa: questo articolo offre indicazioni generali e di buon senso professionale, non è una consulenza legale. Per i casi specifici il riferimento resta il tuo Ordine, le raccomandazioni del CNOP e, quando serve, un legale.

La terapia online non è più un ripiego da emergenza: è diventata una modalità di lavoro stabile, scelta da molti professionisti e da molte persone. Quello che spesso resta confuso non è il "se", ma il "come": cosa serve per farla davvero a norma.

Se già lavori online, o stai pensando di farlo, in questo articolo mettiamo in fila le cose che contano: il consenso specifico, la privacy e i dati, il setting e gli strumenti. Senza tecnicismi inutili.

La terapia online oggi: cosa significa "a norma"

Partiamo da un punto fermo: lavorare a distanza non cambia chi sei e cosa ti è richiesto. Il Codice Deontologico e le raccomandazioni del CNOP sulle prestazioni a distanza si applicano esattamente come in studio. Le evidenze disponibili, inoltre, indicano che la terapia online può essere efficace per disturbi come ansia e depressione quando il percorso è strutturato.

"A norma", quindi, vuol dire una cosa semplice: gli stessi obblighi della seduta in presenza, più alcune attenzioni specifiche legate alla tecnologia, ai dati e al contesto. Sono proprio quelle attenzioni a fare la differenza tra una seduta online improvvisata e una gestita con metodo.

Il consenso informato specifico per l'online

Il consenso che usi in studio non basta così com'è. Per l'online serve un consenso che affronti anche gli aspetti propri del mezzo a distanza. In genere dovrebbe chiarire:

  • lo strumento usato e i suoi limiti (cosa può andare storto, cosa non sostituisce la presenza);

  • privacy e riservatezza, e le misure di sicurezza adottate;

  • cosa fare se la connessione cade o in caso di emergenza durante la seduta;

  • la gestione dei dati e della documentazione;

  • l'eventuale uso di registrazioni o strumenti di AI, con un consenso a parte.

Le linee guida deontologiche consigliano di acquisirlo preferibilmente per iscritto: si invia il modulo, la persona lo rispedisce firmato (anche in modalità telematica) e tu lo conservi nella sua cartella.

Privacy e dati: la parte che si sottovaluta

È qui che molti si scoprono scoperti. I dati di una seduta sono dati sanitari, tra i più delicati che esistano, e il GDPR chiede misure di sicurezza adeguate.

In pratica significa: usare una piattaforma adatta e sicura (non per forza il primo strumento gratuito che apri), non registrare nulla senza un consenso specifico, conservare appunti e documenti in modo protetto, ed evitare che terzi possano ascoltare o accedere. Il consenso al trattamento dei dati è cosa diversa dal consenso alla prestazione: servono entrambi, anche online.

Il setting online: non è solo accendere la webcam

Il setting a distanza va costruito, non dato per scontato. Da una parte e dall'altra dello schermo serve un ambiente riservato, in cui nessuno ascolti. Cuffie, porta chiusa, notifiche silenziate.

Alcune attenzioni pratiche: verificare dove si trova la persona e che sia in un luogo adeguato, concordare regole chiare (puntualità, niente registrazioni), sapere come comportarsi se cade la linea. E tenere presente che l'online non è indicato per tutte le situazioni: la valutazione, come sempre, spetta a te.

Strumenti e adempimenti: cosa serve davvero

Dietro a una seduta online "a norma" c'è un piccolo ecosistema di strumenti: una videochiamata sicura, un'agenda con promemoria, la cartella clinica, il consenso archiviato, e la parte amministrativa, perché anche le prestazioni online vanno fatturate e trasmesse al Sistema Tessera Sanitaria come quelle in studio.

Tenere insieme questi pezzi è il punto in cui un gestionale aiuta: agenda, cartella, consensi e fatturazione in un unico posto, anche per chi lavora a distanza. Lo diciamo da chi un gestionale lo produce, quindi prendilo per quello che è: lo strumento toglie attrito, ma il setting e la relazione restano un tuo lavoro, non suo.

Domande frequenti

La terapia online è efficace?

Le evidenze indicano che può esserlo per disturbi come ansia e depressione, soprattutto con percorsi strutturati. Resta una valutazione del professionista capire quando è la modalità adatta e quando non lo è.

Serve un consenso diverso rispetto allo studio?

Sì: oltre al consenso alla prestazione serve un consenso specifico per l'online, che copra mezzo, privacy, sicurezza e gestione delle emergenze.

Posso registrare le sedute online?

Solo con un consenso specifico e con una gestione sicura dei dati. Se usi strumenti di AI o trascrizione, vale lo stesso: consenso dedicato e informazione chiara.

Le sedute online vanno fatturate e messe nel Sistema TS?

Sì, valgono gli stessi obblighi delle prestazioni in presenza.

Che piattaforma devo usare?

Una piattaforma adeguata sul piano della sicurezza e del trattamento dei dati. Verifica come gestisce privacy e conservazione prima di adottarla.

In conclusione

La terapia online è un'opportunità reale, ma funziona davvero quando è gestita con metodo. La differenza non la fa la webcam: la fanno il consenso specifico, la cura della privacy, un setting pensato e gli strumenti giusti.

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Fonti:

https://www.psy.it/allegati/documenti_utili/Raccomandazioni_CNOP_prestazioni_on_line.pdf

https://www.psy.it/aree-tematiche/gli-psicologi-sul-coronavirus/prestazioni-a-distanza-consenso-informato-e-al-trattamento-dei-dati/

https://www.psy.it/la-professione-psicologica/codice-deontologico-degli-psicologi-italiani/codice-deontologico-vigente/

https://www.garanteprivacy.it/temi/sanita-e-ricerca-scientifica