Una premessa: questo articolo offre indicazioni generali e di buon senso professionale, non è una consulenza legale. Per i casi specifici il riferimento resta il tuo Ordine, le raccomandazioni del CNOP e, quando serve, un legale.
La terapia online non è più un ripiego da emergenza: è diventata una modalità di lavoro stabile, scelta da molti professionisti e da molte persone. Quello che spesso resta confuso non è il "se", ma il "come": cosa serve per farla davvero a norma.
Se già lavori online, o stai pensando di farlo, in questo articolo mettiamo in fila le cose che contano: il consenso specifico, la privacy e i dati, il setting e gli strumenti. Senza tecnicismi inutili.
Partiamo da un punto fermo: lavorare a distanza non cambia chi sei e cosa ti è richiesto. Il Codice Deontologico e le raccomandazioni del CNOP sulle prestazioni a distanza si applicano esattamente come in studio. Le evidenze disponibili, inoltre, indicano che la terapia online può essere efficace per disturbi come ansia e depressione quando il percorso è strutturato.
"A norma", quindi, vuol dire una cosa semplice: gli stessi obblighi della seduta in presenza, più alcune attenzioni specifiche legate alla tecnologia, ai dati e al contesto. Sono proprio quelle attenzioni a fare la differenza tra una seduta online improvvisata e una gestita con metodo.
Il consenso che usi in studio non basta così com'è. Per l'online serve un consenso che affronti anche gli aspetti propri del mezzo a distanza. In genere dovrebbe chiarire:
lo strumento usato e i suoi limiti (cosa può andare storto, cosa non sostituisce la presenza);
privacy e riservatezza, e le misure di sicurezza adottate;
cosa fare se la connessione cade o in caso di emergenza durante la seduta;
la gestione dei dati e della documentazione;
l'eventuale uso di registrazioni o strumenti di AI, con un consenso a parte.
Le linee guida deontologiche consigliano di acquisirlo preferibilmente per iscritto: si invia il modulo, la persona lo rispedisce firmato (anche in modalità telematica) e tu lo conservi nella sua cartella.

È qui che molti si scoprono scoperti. I dati di una seduta sono dati sanitari, tra i più delicati che esistano, e il GDPR chiede misure di sicurezza adeguate.
In pratica significa: usare una piattaforma adatta e sicura (non per forza il primo strumento gratuito che apri), non registrare nulla senza un consenso specifico, conservare appunti e documenti in modo protetto, ed evitare che terzi possano ascoltare o accedere. Il consenso al trattamento dei dati è cosa diversa dal consenso alla prestazione: servono entrambi, anche online.
Il setting a distanza va costruito, non dato per scontato. Da una parte e dall'altra dello schermo serve un ambiente riservato, in cui nessuno ascolti. Cuffie, porta chiusa, notifiche silenziate.
Alcune attenzioni pratiche: verificare dove si trova la persona e che sia in un luogo adeguato, concordare regole chiare (puntualità, niente registrazioni), sapere come comportarsi se cade la linea. E tenere presente che l'online non è indicato per tutte le situazioni: la valutazione, come sempre, spetta a te.

Dietro a una seduta online "a norma" c'è un piccolo ecosistema di strumenti: una videochiamata sicura, un'agenda con promemoria, la cartella clinica, il consenso archiviato, e la parte amministrativa, perché anche le prestazioni online vanno fatturate e trasmesse al Sistema Tessera Sanitaria come quelle in studio.
Tenere insieme questi pezzi è il punto in cui un gestionale aiuta: agenda, cartella, consensi e fatturazione in un unico posto, anche per chi lavora a distanza. Lo diciamo da chi un gestionale lo produce, quindi prendilo per quello che è: lo strumento toglie attrito, ma il setting e la relazione restano un tuo lavoro, non suo.
La terapia online è efficace?
Le evidenze indicano che può esserlo per disturbi come ansia e depressione, soprattutto con percorsi strutturati. Resta una valutazione del professionista capire quando è la modalità adatta e quando non lo è.
Serve un consenso diverso rispetto allo studio?
Sì: oltre al consenso alla prestazione serve un consenso specifico per l'online, che copra mezzo, privacy, sicurezza e gestione delle emergenze.
Posso registrare le sedute online?
Solo con un consenso specifico e con una gestione sicura dei dati. Se usi strumenti di AI o trascrizione, vale lo stesso: consenso dedicato e informazione chiara.
Le sedute online vanno fatturate e messe nel Sistema TS?
Sì, valgono gli stessi obblighi delle prestazioni in presenza.
Che piattaforma devo usare?
Una piattaforma adeguata sul piano della sicurezza e del trattamento dei dati. Verifica come gestisce privacy e conservazione prima di adottarla.
La terapia online è un'opportunità reale, ma funziona davvero quando è gestita con metodo. La differenza non la fa la webcam: la fanno il consenso specifico, la cura della privacy, un setting pensato e gli strumenti giusti.
Se vuoi tenere insieme agenda, cartella, consensi e fatturazione anche per il lavoro a distanza, puoi provare GestAI con 15 giorni di Prova Gratuita senza carta su gestai.it. E per i dubbi specifici, il riferimento resta il tuo Ordine e le raccomandazioni del CNOP.
Fonti:
https://www.psy.it/allegati/documenti_utili/Raccomandazioni_CNOP_prestazioni_on_line.pdf
https://www.garanteprivacy.it/temi/sanita-e-ricerca-scientifica