La necessità di soluzioni scalabili, sostenibili ed efficaci nella salute mentale è oggi tema importante e necessario. In un contesto segnato da una crescente domanda di interventi psicologici e da strutture spesso sovraccariche, l’integrazione di strumenti digitali rappresenta una delle possibili risposte per migliorare i servizi, sostenere i terapeuti e ampliare l’accesso alle cure. In questa direzione si muove la ricerca condotta da Sadeh-Sharvit e colleghi (2023), che ha valutato l’impatto di una piattaforma di intelligenza artificiale sviluppata da Eleos Health all’interno di un servizio ambulatoriale di salute mentale negli Stati Uniti.
Lo studio, pubblicato sul Journal of Medical Internet Research, ha seguito un disegno sperimentale randomizzato controllato (RCT) ed è stato condotto in un centro comunitario per adulti. L’obiettivo era duplice: da un lato verificare la fattibilità e l’accettabilità dell’utilizzo di un sistema di AI in un contesto clinico reale; dall’altro misurarne l’efficacia nel migliorare gli esiti della terapia cognitivo-comportamentale (CBT) rivolta a persone con disturbi d’ansia e depressione.
Il campione era composto da 47 adulti, con un’età media di circa 30 anni, che avevano ricevuto un’indicazione per un percorso CBT individuale. I partecipanti sono stati suddivisi casualmente in due gruppi: uno ha seguito la terapia secondo le modalità tradizionali (treatment as usual, TAU), mentre l’altro ha usufruito dello stesso tipo di trattamento, ma integrato con il supporto della piattaforma AI. I terapeuti, tutti professionisti interni alla struttura, hanno mantenuto la propria libertà clinica, decidendo in autonomia come condurre le sedute. Nel gruppo AI, è stato fornito un breve training iniziale sull’utilizzo della piattaforma, senza ulteriori indicazioni operative.
La tecnologia impiegata è progettata per affiancare il terapeuta, non per sostituirlo. La piattaforma, conforme agli standard di sicurezza e privacy (HIPAA), registra e trascrive il contenuto delle sedute, analizzandolo con algoritmi capaci di restituire un feedback sul tipo di interventi utilizzati, in particolare rispetto alle pratiche basate sull’evidenza. I dati raccolti, comprese le valutazioni cliniche effettuate con strumenti standard come il PHQ-9 per la depressione e il GAD-7 per l’ansia, vengono organizzati in grafici e report riassuntivi, utili sia per la supervisione sia per la compilazione automatica della nota clinica. Quest’ultima può essere rivista e modificata dal terapeuta prima dell’invio, permettendo un notevole risparmio di tempo.
I risultati ottenuti nel corso dei due mesi di studio sono stati significativi. I partecipanti che hanno seguito la terapia supportata da AI hanno frequentato un numero maggiore di sedute rispetto a chi ha ricevuto il trattamento tradizionale. In media, hanno preso parte al 67% di sedute in più. Anche sul piano clinico si sono osservati miglioramenti più marcati. I sintomi depressivi si sono ridotti del 34% nel gruppo AI, contro una riduzione del 20% nel gruppo di controllo. Sul fronte dell’ansia, la differenza è risultata ancora più evidente: i pazienti seguiti con il supporto della piattaforma hanno registrato una riduzione del 29%, rispetto all’8% del gruppo TAU. Le misure utilizzate per la raccolta dati erano standardizzate, e le analisi statistiche sono state condotte secondo l’approccio intention-to-treat.
Anche la gestione documentale ha beneficiato dell’integrazione tecnologica. I terapeuti che utilizzavano la piattaforma hanno compilato e inviato le note cliniche con un anticipo medio di 55 ore rispetto ai colleghi del gruppo tradizionale. Nonostante fossero mediamente più brevi, le note erano complete, conformi ai requisiti richiesti, e con un numero molto basso di errori grammaticali. Le funzionalità della piattaforma hanno dunque permesso di alleggerire il carico amministrativo, senza sacrificare la qualità del documento clinico.
La soddisfazione dei pazienti è risultata elevata in entrambi i gruppi, senza differenze statisticamente significative. Questo dato suggerisce che l’utilizzo dell’AI non ha influito negativamente sulla percezione della terapia da parte delle persone coinvolte. Anzi, i terapeuti che hanno utilizzato la piattaforma hanno espresso giudizi molto positivi. Alcuni hanno dichiarato di aver acquisito maggiore consapevolezza rispetto all’uso delle tecniche CBT, altri hanno sottolineato l’utilità dei dati raccolti per riflettere sulla propria pratica clinica o per gestire in modo più efficiente la documentazione.
Naturalmente, come ogni ricerca, anche questo studio presenta dei limiti. Il campione era relativamente piccolo e la durata dell’osservazione limitata a due mesi. Inoltre, non sono stati raccolti dati qualitativi approfonditi sull’esperienza soggettiva dei pazienti. Gli autori auspicano che studi futuri possano ampliare la portata dell’indagine, includendo campioni più numerosi, durate più estese e popolazioni cliniche con quadri sintomatologici più gravi.
Tuttavia, i risultati offrono spunti di grande interesse. In un settore in cui la disponibilità di professionisti non riesce a coprire la crescente domanda di cure, strumenti come questi possono aiutare a rendere i servizi più efficaci, puntuali e sostenibili. L’uso di piattaforme basate su AI può sostenere il lavoro del clinico, migliorare il monitoraggio degli esiti e liberare tempo prezioso, senza intaccare la qualità della relazione terapeutica.
Questo studio, pur con le sue limitazioni, dimostra che la tecnologia non deve necessariamente essere un ostacolo alla cura umana, ma può diventare uno strumento per valorizzarla. La sfida, ora, è quella di integrare questi strumenti con attenzione, etica e formazione, mantenendo al centro della cura sempre la persona.
Sadeh-Sharvit, S., Del Camp, T., Horton, S. E., Hefner, J. D., Berry, J. M., Grossman, E., & Hollon, S. D. (2023). Effects of an Artificial Intelligence Platform for Behavioral Interventions on Depression and Anxiety Symptoms: Randomized Clinical Trial. Journal of Medical Internet Research, 25, e46781