Una premessa: indicazioni generali e di buon senso clinico. Il formato si sceglie in base al proprio modo di lavorare e al contesto, non c'è un "giusto" assoluto.
La SOAP è il formato di nota clinica più conosciuto, ma non è l'unico e non sempre è il più comodo. Due alternative molto usate — nate in area anglosassone e sempre più diffuse anche in Italia — sono la nota DAP e la nota BIRP. Strutturano la documentazione in modo sistematico, ma partono da presupposti diversi. Vediamo cosa sono, come si compilano, in cosa differiscono dalla SOAP e quando conviene l'una o l'altra. (Se vuoi prima le basi della SOAP, ne abbiamo parlato in un articolo dedicato.)
DAP sta per Dati, Assessment (Valutazione), Piano. La differenza chiave rispetto alla SOAP è che la DAP non separa soggettivo e oggettivo: li fonde in un'unica sezione narrativa. Questo la rende più rapida da scrivere e più adatta a chi preferisce un approccio descrittivo e relazionale.
D — Dati. Tutto ciò che emerge in seduta, insieme: cosa riporta il paziente, cosa osservi, eventi rilevanti, in forma narrativa.
A — Valutazione. La tua lettura clinica: ipotesi, schemi, dinamiche, andamento del trattamento.
P — Piano. Cosa succede dopo: focus delle prossime sedute, compiti, monitoraggi.

BIRP sta per Behavior (Comportamento), Intervention (Intervento), Response (Risposta), Plan (Piano). È nata specificamente in ambito di salute mentale e mette in primo piano non solo il paziente, ma anche il tuo intervento e come il paziente vi ha risposto.
B — Comportamento. Ciò che il paziente porta in seduta: stato emotivo, temi, segnali non verbali, eventuali elementi di rischio.
I — Intervento. Cosa hai fatto tu: tecniche, riformulazioni, psicoeducazione, interventi di contenimento.
R — Risposta. Come il paziente ha risposto: insight, aperture, resistenze, cambiamenti nel tono emotivo.
P — Piano. Obiettivi a breve, compiti, monitoraggi, eventuali invii o consulti.
La BIRP è particolarmente utile quando lavori con supervisione intensa, quando devi rendicontare in modo puntuale gli interventi, o in contesti con terzi (ad esempio enti o assicurazioni).

Non c'è un formato migliore in assoluto, c'è quello più adatto al tuo lavoro. La SOAP è forte quando vuoi tenere ben distinto ciò che osservi da ciò che interpreti (utile in equipe). La DAP è la più snella, buona per chi scrive in forma narrativa e ha poco tempo. La BIRP è la più orientata all'intervento, ideale quando conta documentare cosa hai fatto e come ha risposto il paziente. Molti scelgono un formato e lo tengono costante, per poter confrontare le note nel tempo.
DAP: — D: cosa è emerso in seduta (paziente + osservazioni) · A: la tua lettura clinica · P: prossimi passi.
BIRP: — B: cosa ha portato il paziente · I: cosa hai fatto tu · R: come ha risposto · P: prossimi passi.
Adattali al tuo gestionale o tienili come modello fisso da richiamare a ogni nota.
Qual è la differenza principale tra DAP e SOAP?
La DAP unisce soggettivo e oggettivo in un'unica sezione "Dati"; la SOAP li tiene separati. La DAP è più rapida, la SOAP più analitica.
Quando conviene la BIRP?
Quando vuoi documentare bene il tuo intervento e la risposta del paziente: supervisione, rendicontazione, lavoro con terzi paganti.
Posso cambiare formato a metà percorso?
Meglio evitare: tenere lo stesso formato rende le note confrontabili nel tempo. Se cambi, fallo in modo consapevole.
L'AI può compilare questi formati?
Può proporti una bozza già strutturata in DAP o BIRP a partire dalla tua traccia; la rivedi e la fai tua. La responsabilità resta del professionista (Legge 132/2025).
DAP e BIRP sono due alternative semplici alla SOAP: una più narrativa, l'altra più centrata sull'intervento. Sceglierne una e usarla con costanza vale più di qualsiasi formato "perfetto".
Un gestionale con AI può proporti la bozza della nota già nel formato che preferisci — SOAP, DAP o BIRP — lasciandoti il controllo della versione finale. È una delle cose che fa GestAI, provabile con 15 giorni di Prova Gratuita senza carta su gestai.it.
Fonti: