La società “iperconnessa”, è così che oggi la chiamiamo. Dove l’accesso a informazioni, eventi e possibilità è potenzialmente illimitato. Questa condizione, se da un lato amplifica le opportunità di apprendimento e relazione, dall’altro può generare forme inedite di ansia. Tra queste, tre acronimi sintetizzano alcune delle paure più diffuse nell’era digitale: FOMO (Fear of Missing Out), FOBO (Fear of Better Options) e FODA (Fear of Doing Anything).
Non si tratta di semplici etichette, ma di concetti studiati in psicologia e sociologia che descrivono dinamiche reali, capaci di influenzare la qualità della vita e il benessere emotivo.
In questo articolo andremo a esplorare le caratteristiche.
La Fear of Missing Out è la sensazione persistente che qualcosa di importante stia accadendo altrove e che noi non ne facciamo parte. I social media amplificano questo fenomeno: foto di vacanze, notizie di eventi, storie di successi professionali alimentano il timore di “restare indietro” (Przybylski et al., 2013).
La FOMO non si limita a un fastidio passeggero: può spingere a controllare compulsivamente lo smartphone, a riempire la propria agenda di impegni per paura di perdere occasioni, o a vivere con ansia il tempo libero. Diversi studi hanno collegato la FOMO a livelli più alti di stress, insoddisfazione e sintomi depressivi (State of Mind, 2022).
Tra i sintomi principali della fear of missing out troviamo:
l’utilizzo eccessivo dei social media, con una possibile conseguenza di dipendenza comportamentale;
sentimenti di rabbia e frustrazione intense quando ascoltiamo il racconto di un evento a cui siamo mancati;
il timore di non vivere una “vita piena” e l'invidia verso chi, secondo noi, la ha;
ansia e preoccupazione;
il bisogno di condividere tutte le esperienze e le attività sui social media.
Se la FOMO spinge a non voler perdere nulla, la Fear of Better Options blocca di fronte alla possibilità di scegliere. Si manifesta quando, davanti a più alternative, temiamo che esista sempre un’opzione migliore di quella a portata di mano (McGinnis, 2019).
Il risultato? Decisioni rimandate all’infinito, insoddisfazione anche dopo aver scelto, difficoltà a impegnarsi in relazioni o progetti. La FOBO è alimentata dalla vastità di opzioni offerte dal digitale: dal catalogo di una piattaforma streaming alla scelta di un partner in un’app di dating, la sensazione è di non avere mai abbastanza elementi per decidere con serenità.
Ci sono alcuni segnali specifici e facilmente riconoscibili, soprattutto se si ripropongono ogni volta che ci si trova davanti a una scelta:
Il rifiuto di accontentarsi delle opzioni disponibili, rimandando la decisione;
Il mettersi al primo posto senza tenere conto delle esigenze altrui;
L’attesa per avere a disposizione più opzioni prima di procedere;
Il vivere costantemente nel “forse” o nel “ti faccio sapere”;
Alcune persone tendono anche a scomparire quando si tratta di concretizzare i piani oppure cancellarli all’ultimo minuto se dovesse prospettarsi un’opzione migliore.
Meno studiata ma sempre più citata in ambito divulgativo, la Fear of Doing Anything descrive una paralisi più ampia: la paura di iniziare qualunque azione, spesso legata a un sovraccarico di stimoli e alla percezione di non riuscire a fare “la scelta giusta” (Mladenović et al., 2022).
Il digitale può contribuire a questa condizione in due modi: da un lato, offrendo un flusso continuo di contenuti che distolgono l’attenzione e rimandano l’azione; dall’altro, aumentando la pressione di dover agire in modo “perfetto” sotto lo sguardo di una platea potenzialmente illimitata.
Gli elementi caratterizzanti la Foda risultano essere:
Numerose alternative: la Foda può derivare da un’eccessiva disponibilità di opzioni che può generare indecisione e paura di fare la scelta sbagliata;
Ansia generalizzata: spesso associata a tale paura. Le persone che sperimentano la Foda possono provare una costante ansia rispetto a qualsiasi azione o decisione, indipendente dalla sua natura;
Paura del fallimento: la persona può temere che qualsiasi azione porterà inevitabilmente a dei risultati negativi. Ciò contribuisce alla paralisi decisionale;
Paura dell’ignoto: affrontare nuove situazioni o intraprendere azioni diverse dal solito può generare ansia e resistenza;
Mancanza di fiducia in sé stessi: la Foda può portare a dubitare delle proprie capacità di fare scelte adeguate e di gestire in maniera efficace le situazioni;
Paralisi decisionale: la Foda può portare le persone a non prendere decisioni in modo da evitare il disagio associato alla scelta. Questo tipo di atteggiamento ha, inevitabilmente, un impatto significativo sulla vita quotidiana.
Alla base di FOMO, FOBO e FODA troviamo bisogni umani universali, come il senso di appartenenza e il bisogno di controllo, descritti dalla Self-Determination Theory (Deci & Ryan, 2000).
Il problema nasce quando la connessione digitale – anziché soddisfare questi bisogni – li amplifica in modo disfunzionale.
Sovraesposizione sociale: vedere continuamente successi e momenti positivi altrui distorce la percezione della normalità
Eccesso di scelta: troppe opzioni creano un carico cognitivo che può paralizzare
Pressione performativa: la visibilità costante porta a temere il giudizio esterno su ogni decisione
Se è vero che FOMO, FOBO e FODA nascono e si alimentano anche attraverso l’uso costante di strumenti digitali, è altrettanto vero che la stessa tecnologia può diventare parte della soluzione, a patto che venga utilizzata in modo intenzionale e guidato.
Applicazioni di digital wellbeing, timer per la gestione del tempo e strumenti di monitoraggio dell’attività online possono aiutare a riconoscere e contenere i momenti di connessione eccessiva. Ad esempio, impostare promemoria programmati per fare pause, o utilizzare piattaforme che offrono report settimanali sull’uso dello smartphone, può rendere più consapevole il proprio comportamento.
Anche la telepsicologia e le piattaforme di supporto psicologico online possono avere un ruolo importante. Offrono un canale di ascolto e di intervento per chi vive ansia digitale, riducendo le barriere logistiche o geografiche. In questo senso, soluzioni come GestAI – che integrano strumenti di comunicazione sicuri, archiviazione protetta delle sedute e funzioni di monitoraggio del percorso – consentono al terapeuta di seguire più da vicino l’evoluzione del paziente, fornendo feedback puntuali e personalizzati.
Infine, l’uso di tecnologie di automonitoraggio emotivo – come diari digitali o app che permettono di registrare stati d’animo e pensieri in tempo reale – aiuta la persona a individuare pattern ricorrenti e collegare determinati comportamenti digitali alle emozioni provate. Questo diventa una base di lavoro preziosa in terapia, per definire insieme al professionista strategie mirate.
L’obiettivo non è “spegnere” la tecnologia, ma trasformarla in un alleato consapevole: un mezzo che sostiene la regolazione emotiva, aiuta a filtrare i contenuti e favorisce un uso sano e intenzionale della connessione.
Praticare la JOMO (Joy of Missing Out) – Rivalutare il piacere di perdersi qualcosa, concentrandosi su ciò che è davvero rilevante per sé (psicologiainonda, 2023).
Limitare il tempo digitale reattivo – Definire momenti specifici per consultare social e notizie, evitando il controllo compulsivo.
Ridurre consapevolmente le opzioni – Semplificare le scelte limita la FOBO e favorisce l’azione.
Allenare la decisione “sufficiente” – Accettare che non esista sempre una scelta perfetta, ma solo quella più adeguata al momento.
Creare spazi offline – Attività senza schermi permettono di riequilibrare il sistema attentivo e abbassare i livelli di ansia.
FOMO, FOBO e FODA sono tre facce della stessa medaglia: l’impatto dell’iperconnessione sulla nostra percezione del tempo, delle opportunità e delle scelte. Non si tratta di demonizzare internet, ma di imparare a usarlo in modo intenzionale. La vera sfida non è “stare sempre connessi”, ma scegliere quando, come e perché farlo, preservando così la qualità della nostra vita emotiva e relazionale.
Fonti
Przybylski, A.K., et al. (2013). Motivational, emotional, and behavioral correlates of fear of missing out. Computers in Human Behavior, 29(4), 1841–1848.
State of Mind (2022). FOMO: la paura di essere esclusi.
McGinnis, P. (2019). Meet FOBO: the evil brother of FOMO.
Mladenović, D., et al. (2022). Fear of Missing Out, Fear of Better Options, and Fear of Doing Anything.
Deci, E.L., & Ryan, R.M. (2000). The “What” and “Why” of Goal Pursuits: Human Needs and the Self-Determination of Behavior. Psychological Inquiry, 11(4), 227–268.
psicologiainonda.wordpress.com (2023). Serie TV, FOMO e altri disastri.